Mattia Bernardi, il professore del calcio

PROFESSIONISTA che guarda alla vecchia scuola calcistica italiana con criticità, tecnico altamente specializzato che guarda al futuro cercando di dare continuità a quanto costruito dai grandi allenatori italiani negli ultimi decenni. Giovane e pieno di energie, una delle figure più coinvolte nella vita sportiva del Colorno, società che continua a puntare tutto su settore giovanile e ricerca. Oggi, Mattia Bernardi, professore laureato in Scienze Motorie, è uno dei maggiori conoscitori delle nuove tecniche d'allenamento. Sogna di lavorare per i grandi club, ma in cuor suo, la sua vera aspirazione, è quella di riformare il metodo d'allenamento del calcio nazionale.
Salve Bernardi, di cosa si occupa a Colorno?
"A Colorno sono il responsabile tecnico del settore giovanile ed inoltre seguo la preparazione atletica della prima squadra. Non solo, alleno gli Allievi 1999, gli Allievi Sperimentali. Sono molto impegnato".
I ragazzi del 1999 stanno facendo una bella figura in campionato.
"Siamo secondi a 6 punti dai Crociati Noceto e abbiamo le carte in regola per inseguire la vetta fino alla fine. Vantiamo il miglior attacco del campionato (41 gol fatti) e ne abbiamo incassati solamente 12. Una squadra con tanti ragazzi interessanti, tra i più positivi segnalo sicuramente il nostro capitano, Alex Scortanu, difensore centrale, sempre tra i più positivi".
Come giudica il cammino degli Allievi fino ad oggi?
"A luglio abbiamo rinforzato il gruppo con sette nuovi giocatori, inizialmente abbiamo impiegato un po di tempo per amalgamare lo spogliatoio e per trovare il giusto equilibrio. Non è mancato quel pizzico di sfortuna che rovina i piani dato che abbiamo perso per infortunio Alessandro Blasi e Stefano Della, la nostra coppia di centrali di difesa".
A Colorno si lavora con molta intensità e con metodo. Merito suo?
"Il merito è di tutti noi, che ogni giorno andiamo al campo per lavorare in sinergia tra i reparti. Non ci dimentichiamo di confrontarci e di aiutarci a vicenda. Spesso nelle società capita che ogni squadra è un feudo separato e isolato dal resto del club, a Colorno questo non succede.
Tutti seguono lo stesso percorso, tutti procedono paralleli" Allenatore con patentino Uefa B, laureato in Scienze Motorie, e non solo: anche ambasciatore del calcio italiano a Panama, giusto?
"Esatto, illese scorso sono stato a Panama grazie ad una bella iniziativa promossa dal Chievo Verona. Sono stato in Centro America per rappresentare il Colorno e il nostro metodo di allenamento avanzato. Un metodo che prevede l'utilizzo del sistema gps d'allenamento. In pratica montiamo un piccolo computer su una pettorina in modo da poter controllare il carico di lavoro di ogni singolo atleta. In questo modo riusciamo a capire se il carico è giusto, se l'atleta si sta allenando al massimo. A Panama è stato davvero formidabile, sono esperienze che ti segnano".
Il nostro calcio retrocede ma i nostri tecnici sono ancora i migliori al mondo, vero?
"Tutti hanno molto rispetto per gli allenatori italiani, rappresentano una grande scuola nonostante il nostro calcio non sia più quello degli anni '80. Siamo ancora considerati i numeri uno, i maestri della tattica".
Cosa ha notato del viaggio a Panama?
"Ho notato che in Centro America ci sono allenatori poco preparati con giocatori che hanno fame di imparare. In Italia invece abbiamo allenatori preparati ma spesso i giovani non hanno quella determinazione, quella voglia di fare che serve nello sport e nella vita."
Cosa si sente di dire agli allenatori italiani e a tutti coloro che lavorano nel mondo del calcio giovanile?
"A queste persone dico che dobbiamo continuare a crescere e a lavorare per continuare a stare nei piani alti del calcio mondiale. Non possiamo vivere di quanto fatto di buono negli anni passati, dobbiamo investire in ricerca e in nuovi metodi. Cerchiamo di fare tesoro di quanto fatto in passato ma è nostro dovere gettare le basi del futuro"